Ottobre 10, 2011
Yeni Camii, Eminönü, Afternoon
Che luoghi intensi e odorosi sono le moschee di Istanbul! Brulicanti di anime che nella sera si affrettano a concedersi un dolce attimo di sacro. Non quelle vecchie e polverose chiese d’europa, musei di un tempo ormai preistorico, fuori dal destino. Al richiamo del muezzin, che reiterandosi da minareto a minareto avvolge l’intera città, le moschee si empiono con orde di bottegai, impiegati, pescatori, meccanici, commercianti dei vicini bazar, pensionati, giovani, vecchi, barbuti, zoppi, impomatati. La liturgia non è solo manierismo ma vita e la folla della moschea vive lo spazio sacro con passione, dedizione. Ci si toglie le scarpe per stendersi per terra, sdraiarsi, strusciarsi nei tappeti, rotolare, appropriandosi di uno spazio che ci appartiene e non è luogo estraneo ma parte della vita. La preghiera che finisce, i fedeli che scambiano qualche battuta con l’imam sulla partita di ieri sera. La via verso casa.

Yeni Camii, Eminönü, Afternoon

Che luoghi intensi e odorosi sono le moschee di Istanbul! Brulicanti di anime che nella sera si affrettano a concedersi un dolce attimo di sacro. Non quelle vecchie e polverose chiese d’europa, musei di un tempo ormai preistorico, fuori dal destino. Al richiamo del muezzin, che reiterandosi da minareto a minareto avvolge l’intera città, le moschee si empiono con orde di bottegai, impiegati, pescatori, meccanici, commercianti dei vicini bazar, pensionati, giovani, vecchi, barbuti, zoppi, impomatati. La liturgia non è solo manierismo ma vita e la folla della moschea vive lo spazio sacro con passione, dedizione. Ci si toglie le scarpe per stendersi per terra, sdraiarsi, strusciarsi nei tappeti, rotolare, appropriandosi di uno spazio che ci appartiene e non è luogo estraneo ma parte della vita. La preghiera che finisce, i fedeli che scambiano qualche battuta con l’imam sulla partita di ieri sera. La via verso casa.

Ottobre 1, 2011
Mussels seller
Passeggiando per le strade di Istanbul ci si imbatte spesso nei venditori ambulanti che offrono qualsiasi cibo di strada si possa immaginare. La mattina è un piacere prendersi una sosta nella via verso il lavoro e addentare uno Simit, un anello di pane croccante. Nel pomeriggio un buon spuntino può essere una pannocchia di mais che si può avere bollita o grigliata con un leggero sovrapprezzo. Il Balik Ekmek, panino col pesce è una specialità in cui possiamo imbatterci camminando lungo il Bosforo.  Sconsigliato è il Pis pilav, letteralmente riso sporco, focolare di batteri, ma sempre apprezzato dagli indigeni. Non mancano Cig Kofte (polpette di carne cruda), Kokorec (interiora di agnello cucinate con erbe e spezie) e cetrioli pelati.  Le Midye dolma, cozze ripiene, che questo ragazzo sta vendendo sl ponte di Galata riescono a scatenare la famosa vendetta del sultano (diarrea) nove volte su dieci e mi ricordano i racconti di mio nonno, che nell’Italia degli anni trenta, dopo aver giocato con i compagni di scuola a fracassarsi il cranio con le spade di legno, andava a rifocillarsi con le cozze crude  vendute dagli ambulanti nella Piombino di ottanta anni fa.

Mussels seller

Passeggiando per le strade di Istanbul ci si imbatte spesso nei venditori ambulanti che offrono qualsiasi cibo di strada si possa immaginare. La mattina è un piacere prendersi una sosta nella via verso il lavoro e addentare uno Simit, un anello di pane croccante. Nel pomeriggio un buon spuntino può essere una pannocchia di mais che si può avere bollita o grigliata con un leggero sovrapprezzo. Il Balik Ekmek, panino col pesce è una specialità in cui possiamo imbatterci camminando lungo il Bosforo. Sconsigliato è il Pis pilav, letteralmente riso sporco, focolare di batteri, ma sempre apprezzato dagli indigeni. Non mancano Cig Kofte (polpette di carne cruda), Kokorec (interiora di agnello cucinate con erbe e spezie) e cetrioli pelati.
Le Midye dolma, cozze ripiene, che questo ragazzo sta vendendo sl ponte di Galata riescono a scatenare la famosa vendetta del sultano (diarrea) nove volte su dieci e mi ricordano i racconti di mio nonno, che nell’Italia degli anni trenta, dopo aver giocato con i compagni di scuola a fracassarsi il cranio con le spade di legno, andava a rifocillarsi con le cozze crude vendute dagli ambulanti nella Piombino di ottanta anni fa.